E s s a y s

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. TOMAS HALIK

Il tema Europa e religione e estremamente attuale per due motivi: il primo ha a che fare con i tragici recenti eventi accaduti fuori dal territorio Europeo, ossia gli attacchi terroristici negli Usa e il drammatico intervento dell’America in Iraq, che mettono il mondo di fronte al rischio di una divisione e alla possibilita che le differenze sociali e culturali esplodano in nuovi violenti conflitti.

Elemento indicativo di questi conflitti e che i gruppi arabi anti-occidentali definiscono se stessi in termini religiosi. Speriamo che l’Occidente si accorga che l’esistenza di gruppi terroristici e di regimi dittatoriali sono solo un’espressione parziale di una tensione piu profonda tra l’Occidente e una larga parte di quello che prima veniva definito come Terzo Mondo e che questa tensione non puo essere risolta con la forza delle armi, ma con la ricerca di nuovi modelli di coesistenza tra il “primo” e i “terzi” mondi. Questo puo realizzarsi solo attraverso il dialogo interculturale.

Recentemente a Parigi, alla Sorbona, ho partecipato ad un incontro dei rappresentanti delle piu antiche universita europee e tutti erano d’accordo sulla visione che il dialogo con l’Islam e uno degli argomenti di maggiore urgenza.

Chi puo essere il partner europeo piu appropriato nelle discussioni con l’Islam: forse l’ateo, l’agnostico oppure il cristiano o l’ebreo? Altra domanda che si sono posti: quale faccia puo mostrare l’Occidente, l’Europa come culla della civilta occidentale? Sara il secolarismo o il linguaggio della religione? E che cosa potrebbe accadere se l’Occidente sottolineasse con maggior forza la sua radice giudaico-cristiana? Accrescerebbe la tensione oppure potrebbe esser un buon terreno per sviluppare il dialogo sul fondamento di Abramo?

Non c’e forse un’altra possibilita, cioe che l’Occidente realizzi che il suo carattere secolare non deve essere necessariamente anti religioso, e che al contrario e un portato legittimo dello sviluppo del cristianesimo e del giudaismo? E, inoltre, che non solo offre spunti perché i valori etici della religione siano messi in pratica, ma anche perché popoli di diversa sensibilita possano vivere insieme liberamente?

Tutto cio porta alla seconda questione: quanto significato ha la religione per l’Europa?. Il crollo del comunismo ha accelerato il passo della integrazione europea cosi come lo sforzo della Costituzione europea di portare ad una linea comune le legislazioni degli Stati membri. Ma la questione richiama all’identita culturale e spirituale dell’Europa.

La controversia su come scrivere la Costituzione europea portera solo a delle schermaglie nei media o magari ad un revival del “Kulturkampf o dara l’opportunita, al contrario, di ripensare la relazione tra la religione, la politica e la cultura?

Sembra che nel mondo occidentale la politica e i media siano ancora dominati dalla mentalita liberale che nei secoli XIX e XX determino il sorgere della teoria della secolarizzazione. Alcune di queste teorie hanno preconizzato la rapida estinzione della religione nel mondo. Altri pensatori, invece, hanno teorizzato la dimensione privata della religione. Quando la religione ritorno sulla scena prepotentemente nell’ultimo quarto del XX secolo, molti furono scioccati. Il sociologo francese Gilles Keppel, uno dei primi ad esaminare la reislamizzazione di una parte del mondo arabo, ha scritto un best seller intitolato “La vendetta di Dio”. Un’analisi accurata, la sua, che evidenzia come la ripoliticizzazione dalla religione sia davvero un fenomeno globale che non concerne soltanto le religioni monoteistiche. Possiamo trovare simboli e gruppi religiosi molto attivi in tutto lo spettro politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra, da chi lotta per i diritti civili e la giustizia sociale, fino ai supporter dei regimi totalitari, dagli ambientalisti ai nazionalisti estremi, e questo dagli Stati Uniti all’America Latina, dai Balcani ai Paesi Arabi, da Israele fino al Giappone.

La convinzione espressa dalla teoria della secolarizzazione oggi e considerata erronea dagli analisti della societa attuale, cosi come altri pregiudizi nati da un eurocentrismo arrogante e ingenuo. La religione ha dimostrato d’essere piu vitale e multiforme di quanto sia stata considerata dall’Illuminismo, dal Positivismo e dal Marxismo. Inoltre la teoria della secolarizzazione si e a sua volta trasformata in un surrogato religioso e non ha piu funzionato come un’ipotesi scientifica, trasformandosi invece in un’ideologia al servizio dei poteri politici, in versione soft per alcuni Paesi come l’India di Nehru o l’Egitto, in una versione “hard” nel vecchio impero sovietico e nella Cina comunista. Anche dopo il crollo del comunismo, tuttavia alcuni stereotipi sulla religione sono duri a morire. Nei media, nelle teste di molti politici e in una larga sezione dell’opinione pubblica la visione del ruolo e del futuro della religione ancora deriva dall’ideologia dei movimenti anti clericali tra il XVIII e la meta XX secolo. Paradossalmente questa visione ha adottato precisamente la concezione clericale della religione, confinandola alle istituzioni ecclesiastiche e ai sistemi dottrinali e rifuggendo quasi con orrore tutte le innovazioni religiose. Se le presenti trasformazioni della religione devono essere comprese, e necessario abbandonare questi vecchi cliché ideologici.

Sempre, dall’Illuminismo in poi, nell’Occidente ci siamo abituati a guardare alla separazione tra Chiesa e Stato come ad un modello ideale per la relazione tra la religione e la politica.

Ci sono molti elementi a favore del mantenimento di questo modello, che puo portare dei benefici reciproci in termini pratici. Tuttavia, se oggi dobbiamo capire la relazione tra politica e religione, non possiamo guardarla esclusivamente dal punto di vista del rapporto tra la Chiesa istituzionale e lo Stato. Oggi, infatti, lo Stato non ha piu il monopolio della vita politica e la Chiesa ha perso il suo monopolio della religione.

Abbiamo ancora delle nazioni-stato e delle chiese nazionali, ma la loro influenza si e molto ridotta. La dinamica politica e alimentata da nuovi movimenti sociali che si originano dal basso e che spesso operano a livello internazionale, mentre le dinamiche della religione sono sempre piu vivificate da diversi movimenti religiosi spesso operanti di la dei confini e delle differenti etichette. Tutta l’attivita umana, inclusa quella politica e religiosa, ha luogo in un nuovo contesto, fa parte del nuovo mercato dell’innovazione globale creato dai media elettronici.

Inoltre, la politica e sempre piu strettamente connessa con l’economia, la quale e sempre piu globalizzata; le piu importanti decisioni economiche e quindi politiche vengono prese ad un livello internazionale, in organismi che sono in minima parte soggetti all’influenza dei meccanismi democratici attivi all’interno della cornice dello Stato democratico. Questi meccanismi sono stati compressi, in passato, nella cornice piu stretta dello stato-nazione e della chiesa-istituzione ed e difficile da applicare ad un piu ampio contesto. Proprio come i classici modelli della democrazia sono difficili da applicare ad un contesto piu ampio dello stato-nazione, cosi anche le classiche forme della pastorale sono difficili da tradurre fuori dalle strutture tradizionali della Chiesa. Non e per motivi d’incompetenza delle istituzioni o dei loro rappresentanti, ma e proprio perché e radicalmente cambiato il contesto sociale, culturale, religioso e politico.

Ogni cambiamento nei paradigmi della civilta richiede una ricontestualizzazione sia in religione che in politica e questo e un processo generalmente lento, drammatico di ricerca di nuove forme e di un nuovo stile. Se esaminiamo le trasformazioni vissute dalla cristianita europea, per esempio, possiamo vedere quanto sia stata brava la Chiesa messa alla prova dopo la caduta di Roma e durante le grandi ondate migratorie del V e VI secolo, e quanto invece abbia difettato di fronte alla sfida dell’Eta moderna.

L’Europa e oggi teatro di cambiamenti ad ampio spettro, per esempio cambiamenti nella struttura etnica e religiosa della sua popolazione, piu pronunciata nelle capitali del mondo Occidentale. I cristiani chiedono sempre piu spesso “Dare un’anima all’Europa”. Sebbene io apprezzi la preoccupazione espressa in questo slogan, non posso fare a meno di considerarla in qualche modo un cliché arrogante. E’ davvero l’Europa senza anima? E se anche lo fosse, ci sono per caso popoli capaci di dotarla di un’anima? Coloro che promettono di darle un’anima, non le stanno forse offrendo una mera ideologia?

Naturalmente, nella fase presente dell’integrazione europea l’attenzione e puntata sul “corpo” dell’Europa, ed il tema dell’identita spirituale del continente sembra secondario. Tuttavia, il coraggio di portare avanti questa nuda operazione sul corpo europeo non e forse basato sull’assunto che c’e qualcosa di piu che fonda il significato dell’Europa e che esiste e opera qui qualche profondo principio d’unificazione nonostante tutti i cambiamenti? E cioe che c’e qualcosa che e difficile da afferrare, ma che forma la base di un’identita europea?

Si, la profonda volonta politica di raggiungere un’integrazione europea, per quanto possa sembrare superficiale nei suoi motivi immediati, implica il credo in un’anima europea.

Tuttavia, l’Europa d’oggi e fatta non solo di cristiani, musulmani ed ebrei, ma soprattutto di coloro che non hanno trovato una casa spirituale in nessuna di queste tre comunita di eredi di Abramo. Sentono che non possono percorrere il sentiero della fede che Dio indico ad Abramo e che i loro avi hanno percorso per millenni. Sembra che la loro voce sia piu forte di quella di tutti gli altri in Europa e che siano loro a determinare l’attuale aspetto del continente. Pare anche possibile che la futura Costituzione europea non conterra nessun riferimento all’eredita di Abramo e che l’Europa si definira nei termini della cultura secolare che ha prevalso all’arretramento di un’era durata parecchi secoli, nella quale i concetti di Europa e cristianita erano considerati virtualmente sinonimi.

Alcuni anni fa, il filosofo canadese Charles Taylor ha svolto una brillante lettura all’universita di Dayton negli Usa, nella quale egli sollevo la domanda se il cattolicesimo attuale non dovesse tentare di fare una sintesi di fede e cultura moderna nello stesso modo in cui agli inizi dell’epoca moderna, il missionario gesuita Ricci tento l’inculturazione del cristianesimo nello stile di vita e nella mentalita delle nazioni dell’Asia. Taylor dimostra perché e difficile. La cultura moderna e una miscela di cristianesimo e di valori della modernita, che sono stati spesso asseriti in opposizione al cristianesimo, cosicché cio che e non-cristiano nella cultura europea lo consideriamo spesso anti cristiano. Cio nondimeno se noi guardiamo piu attentamente, troveremo qualcosa di veramente paradossale: alcuni dei valori che sono chiaramente derivati dal Vangelo furono applicati in Europa quando l’era dominata dal cristianesimo era arrivata alla fine. Per esempio il liberalismo moderno ha veicolato l’idea dell’universalita dei diritti umani, mettendo in pratica la visione di san Paolo che i confini dovuti alla nazionalita, alla cultura, allo stato sociale o al genere sono ininfluenti. Taylor sostiene che cio che ha impedito la crescita di molti di questi valori non e dovuto alla religione o al credo cristiano in quanto tale, ma piuttosto al matrimonio tra la fede e una particolare cultura.

Sebbene l’idea di una comunita cristiana sia stata un’idea nobile, basata sulla logica dell’incarnazione, ha inevitabilmente dato origine a frustrazione ed e diventata un pericolo per la fede. Questo perché ogni societa umana implica una pulsione al conformismo, nonché il sacrificio di alti ideali a interessi momentanei, cosi come comporta molti compressi e imperfezioni. Non ci puo essere un vero e proprio matrimonio tra fede e una specifica societa, e i tentativi di rimpiazzare il cristianesimo con altri “credo” in luogo del cristianesimo cosi (com’e accaduto con il giacobinismo e il marxismo) ha avuto delle conseguenze ancor piu tragiche.

Taylor e convinto che deve esserci uno studio molto approfondito della natura ambivalente della cultura moderna, cosi da identificare i paradossi che si verificano nelle trasformazioni storiche. I tempi di fronte a noi offriranno probabilmente spunti per nuove alleanze, incontri e cooperazioni. Dobbiamo superare i vecchi confini della sfiducia.

La caduta del muro di Berlino ha portato alla sua fine uno dei grandi miti dei tempi moderni, l’illusione comunista di costruire il paradiso sulla terra. Non posso liberarmi dal pensiero che anche l’attacco su Manhattan nel settembre 2001 ha segnato la fine di un’illusione, cioe la convinzione dell’Occidente che la sua versione di una societa felice e liberale e di successo, basata sugli ideali dell’illuminismo, sia universalmente plausibile.

Il liberalismo occidentale ha ereditato dalla cristianita dell’Occidente il credo nella validita universale dei suoi propri ideali, che avrebbero prima o poi soddisfatto le esigenze dei popoli in ogni angolo della terra. Il crollo del comunismo ha confermato questa convinzione dell’Occidente, e in verita i fatti dell’11 settembre dovrebbero essere interpretati come il risultato dell’azione di un piccolo gruppo di fanatici che non avra un significato profondo. Tuttavia, non posso far a meno di pensare che questi due eventi (il crollo del comunismo e l’attacco pianificato nelle grotte del deserto afgano) potrebbero essere percepiti in maniera diversa dall’Occidente. Dare un contributo ad una nuova autocoscienza e forse questo il compito precipuo delle teste pensanti in quei Paesi che sono diventati parte del mondo Occidentale dopo il crollo del comunismo. Penso che l’Occidente non sia sufficientemente consapevole di trovarsi esso stesso in una nuova situazione dopo il crollo del comunismo e che il bisogno di trasformazione non concerne semplicemente i paesi appartenenti all’area dell’ex blocco comunista.

Una caratteristica della guerra fredda era che entrambi i sistemi, Oriente e Occidente, tendevano a definirsi attraverso la negazione. Quando Gorbaciov si e rivolto al regime sovietico perché abbandonasse l’idea di un nemico, questo fu il passo piu importante verso il crollo di tutto il sistema: si rivelo che il sistema non poteva farcela senza un nemico e che mancava di una visione positiva che potesse motivare i suoi stessi cittadini.

Il sistema economico e politico dell’Occidente basato sulla libera concorrenza era certamente attraente per molte persone a cui i regimi totalitari del socialismo reale avevano impedito di usare i talenti e di soddisfare le aspirazioni. Tuttavia i primi dieci anni di storia in cui si e cercato di creare un sistema di democrazia economica e politica sulle rovine del comunismo in questa strana testa di ponte dell’Occidente costituita dai Paesi in trasformazione, solleva innumerevoli questioni.

Puo la democrazia essere costruita in un clima morale e culturale qualsiasi, o abbisogna di una “biosfera” come quella che ha caratterizzato la cultura occidentale per secoli? Ma che cosa costituisce l’identita dell’Occidente? Fino a che punto l’Occidente oggi e nutrito dalle sue radici spirituali? Fino a che punto i “valori occidentali” sono accettati e accettabili in Paesi che sono stati separati per decenni dall’Occidente dalla cortina di ferro della guerra fredda? Parlando anni fa con studiosi islamici dell’universita del Cairo, mi trovai costretto a domandarmi quale visione morale offra l’Occidente oggi al mondo. Mi sono reso conto che da quando il mio Paese e i suoi confinanti sono stati nuovamente percepiti come parte dell’Occidente e molto piu difficile per me rispondere a quella domanda. Una delle ragioni per le quali il comunismo e crollato e che i valori e gli ideali usciti dall’illuminismo europeo e culminati nei miti e nelle ideologie del XIX secolo sono oggi esauriti. Allo stesso modo in cui il concetto medioevale del mondo non corrispose piu all’esperienza della gente alle soglie dell’Eta Moderna, l’esperienza di popoli che hanno vissuto la crisi del XX secolo non puo essere piu adeguatamente interpretata attraverso atteggiamenti che furono accolti passivamente da milioni di persone nel XIX secolo.

L’enorme potere che si e accumulato nel genere umano e le tante recenti esperienze del suo terribile abuso sta forzando la gente di oggi a rivalutare il razionalismo ottimistico e in qualche modo ingenuo. Sarebbe irresponsabile continuare ad affidare esclusivamente il nostro futuro al progresso scientifico e tecnico oppure considerare che un cambiamento delle condizioni economiche portera automaticamente ad un cambiamento nella coscienza e nel comportamento dei popoli. Sembra esserci la necessita di ribaltare l’assioma marxista: per troppo tempo abbiamo cercato di cambiare il mondo, e arrivata l’ora di fare uno sforzo responsabile e concentrato innanzitutto per interpretare e capire il mondo e la nostra relazione con esso.

Nel marxismo c’erano anche molte nozioni di tradizione liberale, strettamente connesse con atteggiamenti della temperie culturale che sta gia arrivando alla fine. Davvero il secondo illuminismo connesso al Sessantotto ha fortemente influenzato sia il mondo comunista che l’Europa occidentale, benché in modo diverso. Pero entrambi i sistemi sono sopravissuti agli shock.

Il cambiamento attuale e molto piu radicale. Considero una pericolosa illusione la convinzione del fondamentalismo di qualsiasi colore che sia possibile reagire alla fine dell’Eta moderna con un semplice ritorno al pensiero dell’epoca pre moderna. Se vogliamo veramente capire i cambiamenti mentali e di civilta del tempo attuale per reagire adeguatamente ad essi, allora dobbiamo criticamente riconsiderare i valori fondamentali e le idee sposate dall’Occidente.

E’ necessario chiedersi se non possiamo trovare per la coesistenza e la condivisione futura tra le diverse comunita umane una base piu solida di quanto sia stato il modello della tolleranza emerso dall’Eta dell’Illuminismo. Il tema fondamentale per un ordine mondiale condiviso e trovare una base per una nuova “casa comune”. Questo nuovo patto non dovra piu essere etichettato come “Pax Romana”, “Pax Britannica”, “Pax Sovietica” o “Pax Americana”. Tutte le parti del nostro pianeta sono oggi interconnesse reciprocamente e nessun potere mondiale ha alcuna possibilita di dominare questo sviluppo e di impadronirsi del suo destino senza riguardo per gli altri. Siamo tutti interdipendenti e dobbiamo scoprire regole universalmente accettabili di mutua coesistenza.

Una delle questioni fondamentali su cui riflettere nel mondo di oggi e se, nella cornice del processo di globalizzazione, sara possibile creare una certa cultura del dialogo e fare della globalizzazione un processo di comunicazione. Il dialogo interreligioso si profila come un elemento inseparabile da un processo siffatto. Senza di esso la civilta globale sarebbe semplicemente una nuova torre di Babele. Credo che in certe circostanze il cattolicesimo potrebbe giocare un ruolo in questo senso, essendo capace di condurre un dialogo sia con le religioni del mondo sia con l’umanesimo secolarizzato, poiché ha punti di contatto con entrambi.

Si, cercare punti di contatto e creare nuove alleanze, questa e secondo me la strada che la Chiesa deve imboccare nel nuovo secolo e non solo in Europa.

Congresso per L´Europa, Illegio di Tolmezzo, 6.6. 2004

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